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Posted by ealigam

AZIENDA AGRICOLA MILANI ELVIRA

Da oltre un secolo i Milani si dedicano alla coltivazione della vite e dell’olivo sulle pendici della collina di Stabbio, poco distante dalla loro dimora.
Fu Giovanni Milani il primo a pensare ad una commercializzazione del vino su vasta scala. Forse la scarsa costanza, l’indole tumultuosa e mutevole, ma anche momenti tragici come la crisi del ’29 e la Seconda Guerra mondiale, non fecero cogliere a Giovanni i frutti del suo progetto. Ma i suoi discendenti concordano nel far risalire a lui l’idea, allora un sogno, di creare una vera e propria azienda agricola.


La costituzione, del primo nucleo dell’attuale azienda Milani, va posto nella seconda metà degli anni Venti quando Giovanni acquista alcuni appezzamenti di terreno della collina di Stabbio, posta tra la valle del Carrione e il castello di Moneta, da cui si possono vedere le Alpi Apuane, la città di Carrara, il mare e la costa fino a Viareggio e oltre. Giovanni non è il primo dei Milani a comprare piane coltivate a vite della collina di Stabbio, ma, rispetto agli altri, è il primo a pensare ad una produzione vinicola non destinata all’auto consumo. Diplomatosi a Siena, e abituato a frequentare i salotti più raffinati della città e della Versilia, per Giovanni il vino bianco prodotto dai terreni di Stabbio presenta le caratteristiche adatte per essere venduto ai grandi vascelli che, carichi di marmo, partono da Marina di Carrara e da Viareggio. Inizia così, in maniera avventurosa, una prima produzione di vino per i velieri del mar Tirreno, ma ad ostacolare Giovanni arriva la crisi del ’29. La città in quegli anni vede il tracollo dell’esportazioni di marmo, la chiusura di diverse segherie, e il fallimento di molte aziende tra cui quella dei Fabbricotti, leader mondiali nell’esportazioni di pietre da lavorazione. Anche Giovanni deve chiudere la sua principale attività, quella del trasporto con barocci trainati da cavalli. Le preoccupazioni sono tante, e non ci sono più le condizioni per investire nel vino.


Non si parlerà più di azienda agricola fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando un Giovanni, più maturo, affiancato dalla moglie Renata Carletti decidono di reinvestire nuovamente sui terreni di Stabbio. La collina dei Milani, però, orami è incolta: i tedeschi vi hanno costruito una serie di avamposti difensivi integranti della linea gotica, e forse destinati a soppiantarla. Il crinale della collina è attraversato da un corridoio di cemento armato e all’estremità si trovano tre bunker. Le piante di vite, il bosco, i capanni, la stalla, le case del fattore sono state rase al suolo per non ostacolare la visuale dei nidi di mitragliatrice. Nel frattempo la vegetazione spontanea ha ricoperto ogni cosa. Bisogna rimboccarsi le maniche e rimettere tutto a posto.
Renata non si dà per vinta: prima compra il crinale del colle che diventa così interamente di sua proprietà, e poi chiede un finanziamento per ristrutturare l’azienda agricola dotandola di nuove infrastrutture, e del collegamento con la rete elettrica. Così, la Vigna, come in casa viene ormai designato il terreno dell’azienda agricola, viene descritta, nel ‘52 da un perito “Tutta la proprietà è sita in collina con esposizione sud-est; la sistemazione del vigneto e dell’uliveto è a terrazze con culture disposte a filari. Molti appezzamenti di vigneto sono stati rinnovati ed altri sono in corso di rinnovazione. Il raccolto vinicolo, attualmente, ascende a circa 70 ettolitri, è di buona qualità ed è richiesto in modo particolare dal mercato locale…”.
Rimasta vedova, Renata, donna all’antica ma forte e determinata, non rinuncia a guidare l’azienda agricola di famiglia. In molti ricordano le sue visite ai terreni, oppure la sua abitudine a trasferirsi presso il fattore nei giorni della vendemmia per supervisionare ogni fase della vinificazione.


Nel ‘68 Renata muore, e sua figlia Elvira, detta Viretta, assume la gestione della Vigna e delle altre attività commerciali. La nuova gestione prosegue nel segno della continuità. Negli anni Sessanta e Settanta i Milani continuano a vendere il vino in damigiane alle numerose cantine cittadine, e a qualche privato. Si producono diversi quintali di vino dolce, consumato durante le festività, e poi il vino bianco e rosso, secondo una tradizione tutta “carrarina”. Per portare avanti la famiglia e le altre attività, Elvira si alza all’alba, va alla sua Vigna fino a metà mattinata, poi raggiunge la segheria di marmo. Nel pomeriggio torna sul terreno per controllare i lavori, oppure si reca in cantina per seguire e curare il prezioso vino. Alla sera fa le faccende di casa e si prende cura dei tre figli. Tutti se la ricordano salire al monte col suo fedele Ulf, un pastore tedesco, che la seguiva ovunque. La vendemmia mantiene ritmi antichi: a trasportare i bigonci fino alla mastra ci sono i portatori, dalla mastra alla strada asfaltata i muli e poi, da qui alla cantina, un motocarro. Per vendemmiare, tempo permettendo, ci vogliono cinque giorni.

Anno dopo anno, però, il mercato cambia: s'impone il vino in bottiglia a dispetto delle ingombranti damigiane, il costo della manodopera cresce, diminuiscono le persone disposte a fare i vendemmiatori. Così, sul finire degli anni Novanta, Maria Paola e Giuseppe affiancano la mamma Elvira. La prima cura in particolare la cantina, mentre il secondo dirige i lavori sul terreno. Entrambi si prendono cura della Vigna avvertendo una missione: quella di continuare una tradizione.La signora Elvira, invece, segue soprattutto la parte amministrativa. Per prima cosa si decide di costruire una strada sterrata per facilitare i lavori. Poi subentra l’adesione al consorzio Candia, e si sperimenta con successo l’imbottigliamento di una parte della produzione. Nascono così il Forte Piano, bianco secco DOC, il Vermentino, un vermentino IGT in purezza, il Rubecchio, vino rosso IGT alla “carrarina”, ed infine l’amabile.


Il sogno di aver una Nostra azienda agricola oramai è realtà.